di Alessandro Zan 19 Ottobre 2020

Sabato scorso, esattamente mentre le sessanta piazze #DALLAPARTEDEIDIRITTI in tutta Italia si riempivano per sostenere la legge contro l’omotransfobia e la misoginia con il coinvolgimento di migliaia di persone, la destra metteva in scena l’ennesimo triste atto di una storia di becera opposizione. Questa volta attuando un giochetto di palazzo, che ha consentito loro di far slittare l’esame della legge in Aula, previsto per martedì 20 ottobre. Infatti i sovranisti nostrani hanno avanzato la richiesta al Presidente della Camera Fico di sospendere i lavori, perché – sostengono – molti deputati dei loro gruppi sono in isolamento fiduciario per possibile esposizione al virus covid-19. Alle colleghe e ai colleghi risultati positivi voglio ovviamente fare i miei più sinceri auguri. Tuttavia la richiesta dell’opposizione risulta davvero pretestuosa: non è infatti stato chiesto lo stop di tutti i lavori del Parlamento (commissioni, interpellanze, ecc.), ma esclusivamente dell’esame della legge contro l’omotransfobia e la misoginia. Le destre hanno utilizzato gli effetti tragici e disastrosi della pandemia per tentare di bloccarne l’approvazione. Ritengo che speculare su una situazione tanto critica, utilizzando strumentalmente l’emergenza sanitaria, sia semplicemente vergognoso.

Ed è piuttosto chiaro cosa si nasconde dietro a questo giochetto: l’insostenibilità delle loro tesi contro la legge, soprattutto in un serio e preciso confronto parlamentare. Da mesi portano avanti una campagna mediatica di fake news, tutta fondata sul rischio della presunta limitazione della libertà di espressione derivante dall’approvazione del testo. Voglio ripeterlo per l’ennesima volta, il nostro obiettivo è quello di estende le fattispecie previste dagli art. 604 bis e ter del codice penale (legge Reale-Mancino) ai crimini legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La legge Reale-Mancino punisce già infatti i reati motivati da odio religioso, etnico, razziale o nazionale, una legge “rodata”, con una giurisprudenza di oltre quarant’anni che ne assicura la legittimità costituzionale. Perché allora questi paladini della libertà non ne chiedono l’abrogazione o la modifica anche per quei reati motivati, ad esempio, da odio razziale o antisemitico? La risposta è semplice. Perché stanno utilizzando i principi della nostra Costituzione antifascista in modo indegno per non estendere diritti anche a quelle persone che ancora in Italia non ne hanno. La libertà di espressione non può, in nessun caso, sfociare in incitamento all’odio e alla violenza, non può mai degenerare in un pregiudizio verso l’incolumità e la dignità umana.

Di fronte a questi trucchi di palazzo, di fronte a queste enormi bufale tutte e tutti noi ci dobbiamo profondamente indignare, dobbiamo far sentire forte la nostra voce. Come ha già fatto il nostro Segretario Zingaretti che sabato, alla notizia del rinvio, ha ribadito l’impegno senza se e senza ma per approvare questo testo e per dare voce alle 60 piazze che sabato hanno manifestato, e che per questo ringrazio.

L’intenzione della destra è ormai palese, ovvero dilatare i tempi, per arrivare alla sessione di bilancio che assorbirebbe tutti i tempi dei lavori d’aula, rendendo impossibile di fatto l’approvazione alla Camera entro l’anno.

Per questo è assolutamente fondamentale che tutto il PD, come propulsore di questa legge, chieda al Presidente Fico – che altrettanto sostiene un provvedimento contro omotransfobia e misoginia – che non ci siano ulteriori rinvii e che finalmente martedì 27 ottobre si inizi a votare senza cadere nei trucchetti di una destra che continua a strizzare l’occhio al modello di Europa di Orban e Kaczyński, quel modello che ha prodotto le lgbt free zone polacche.

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